Chi ha inventato i giochi Olimpici dei tempi moderni?
I giochi Olimpici come ci vengono dalla
tradizione greca sono stati ricreati
vicino
al piccolo seminario di Rondeau dal 1832, anno
bisestile.
Si trattava,
ogni quattro anni, di associare a diverse prove sportive la valorizzazione della cultura classica.
Organizzati dagli stessi allievi,
c'era già tutto: carta olimpica, cerimonia di apertura e di chiusura, prove e medaglie.
Uno dei collegiali che si fece rimarcare nel 1855 riportanto parecchie vittorie fu Henri Didon, allora quidicenne. Divenne
religioso domenicano nel 1856.
Ordinato prete, è conosciuto come predicatore di grande levatura, difensore della « rigenerazione della Francia »,
feroce persecutore degli « eterni reazionari », amico di
Flaubert, di Maupassant, di Pasteur, proclamava che il vero nome dell'antisemitismo era la « pigrizia ». Fu
esiliato un anno in Corsica
a causa
Nel 1890, anno della publicazione
della "Vita di Gesù"
di successo internazionale,
è nominato capo della scuola domenicana di Arcueil, vicino Parigi. Ci instaurò i Giochi Olimpici che aveva
conosciuto a Rondeau nella sua gioventù.
Nel 1891 incontra Pierre de Coubertin che gli domanda di partecipare ad un progetto di tornei sportivi tra le scuole cattoliche
e quelle laiche. Il padre Didon si lancia nell'avventura e nel
« citus, altius, fortius », « più veloce,
più alto, più forte » che si indirizza
bene sia all'atleta che all'intellettuale ed in primo luogo al credente nel suo
slancio di fede verso Dio. Egli lo spiega
così: « nella vita è solo la mancanza di ambizione a tagliarvi le gambe. »
Questo motto è quello del primo congresso Olimpico del 1894. Al congresso di Atene del 1896 gli si richiede di celebrare la messa. Il suo genio oratorio gli ispira la famosa
frase « l'importante non è vincere, ma partecipare! » Fino alla sua
morte, nel 1900, è un viaggiatore
infaticabile ed apostolo dei suoi principi pedagogici.
Diceva ai genitori degli allievi « se voi preferite i sistemi di educazione passiva, non dimenticatene
le loro insufficienze, e ricordiamoci che c'è più gloria nel formare un uomo libero e di grande iniziativa
che cento uomini docili ed
incapaci di condursida soli ».
Pierre de Coubertin riterrà da questa collaborazione fruttuosa con questo prete educatore
vigoroso e non convenzionale,
un progetto audace di formazione
dell'uomo che passa per lo sport e la competizione,
progetto fatto di libertà, di creatività e di incontri al di là delle frontiere.
Dal 1920, ai giochi
Olimpici di Anversa, vent'anni dopo la morte del domenicano, cinque anelli intrecciati
dai colori delle bandiere del mondo,
ricordano questo ideale.
Un piccolo aneddoto
per finire. Didon ebbe come
allievo ad Arcueil, un giovane
ragazzo molto turbolento, già cacciato da una dozzina di istituti e che tentava di nuovo ed in mille maniere di farsi mettere alla porta, fino a gridargli in una messa in scena provocatrice « Padre, io non credo più in Dio ». In risposta, invece dell'attesa espulsione, Didon gli fece servire la messa e la questione finì così. Quello scapestrato divenuto uomo di
teatro e cineasta di successo, conservò
sempre per questo religioso dimenticato un ricordo rispettose
ed anche tenero. Si chiamava Sacha Guitry.
Ringraziamo il nostro
amico Costantino per la traduzione del testo.